Persone e team

Fare una controfferta al dipendente che si dimette: sì o no?

Fabius Coach · Il tuo coach decisionale · Lettura ~7 minuti

Ti ha chiesto di parlare a fine giornata. Ha un'altra offerta, più soldi e te lo dice con l'imbarazzo di chi non voleva arrivare a questo punto. La tua prima reazione è quasi sempre la stessa: quanto serve per tenerlo. È una reazione comprensibile — e quasi sempre è il modo sbagliato di iniziare, perché parte da una cifra invece che da una domanda.

Perché tutti parlano al dipendente e nessuno a te

Se cerchi qualcosa su questo tema, ti accorgi subito di una cosa: praticamente tutto è scritto per chi riceve la controfferta. Conviene accettarla? Come si negozia? Quali sono i rischi? È materia utile, ma è l'altro lato del tavolo. Ne abbiamo scritto anche noi, per chi si trova in quella posizione.

Dal tuo lato, invece, il silenzio è quasi totale. E non è un caso: chi la riceve ha giorni per pensarci e cerca conforto, mentre chi deve deciderla ha spesso ventiquattro ore, non ne parla con nessuno e non ha il tempo di leggere niente. Il risultato è che questa decisione si prende quasi sempre d'impulso, sotto pressione e con il timore concreto di perdere una persona il lunedì mattina.

Vale la pena rallentare, perché quello che decidi qui non riguarda solo lui. Riguarda la regola che stai scrivendo per tutti gli altri.

La domanda che viene prima della cifra

Prima di ragionare su quanto, c'è una domanda che va fatta e che cambia tutto:

«Se lui non avesse quell'offerta in mano, oggi penserei comunque che è sottopagato rispetto al suo valore?»

Le due risposte portano in due posti opposti.

Se la risposta è sì, non stai trattenendo nessuno: stai correggendo un torto che esisteva già e che tu non avevi visto. In quel caso la controfferta è legittima e anzi è dovuta. Ma allora va detta per quello che è — «avevo sbagliato io a non accorgermene» — e va estesa con coerenza a chiunque altro si trovi nella stessa condizione. Altrimenti hai solo spostato il problema di qualche scrivania.

Se la risposta è no, stai comprando tempo. E lo stai comprando a un prezzo che non è solo la differenza di stipendio: stai insegnando all'azienda intera che il modo per ottenere un aumento è procurarsi un'offerta esterna. È una lezione che le persone imparano in fretta e non dimenticano.

Cosa compra davvero una controfferta

Una controproposta economica compra tre cose reali e vale la pena riconoscerle senza ipocrisia:

E ci sono tre cose che non compra, per quanto la cifra sia generosa:

Come decidere

La domanda vera non è «lo tengo o lo lascio andare». È «qual è la decisione che vorrei aver preso fra sei mesi» — quando l'urgenza di stasera sarà passata e resteranno solo le conseguenze. È il lavoro che struttura un Decision Brief:

Il metodo completo è in questa guida.

Gli errori più frequenti

C'è infine una cosa che rende questa decisione più difficile di quanto sembri ed è che non hai nessuno con cui ragionarla. Il diretto interessato è parte in causa, gli altri del team non possono sapere e chiunque coinvolgi diventa automaticamente portatore di un'informazione delicata. Per questo si finisce quasi sempre per decidere in fretta e da soli — che sono esattamente le due condizioni peggiori.

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